scrivere su commissione

Quella che segue è una mail che ho ricevuto da Mario Bianco.
(L’ho modificata appena appena).

Caro Remo,
mi piacerebbe che sul tuo blog trattassi il tema della scrittura su commissione, a tema cioè, ed eventualmente con vincolo di lunghezza.
Mi spiego. Andrebbe sfatato l’igenuo e sciocco luogo, molto comune, della narrativa solo sotto l’effetto di chissà quale magica ispirazione. Come dire: tu che sei giornalista, sai benissimo che un direttore ti può comandare di scrivere una colonnina di commento su una madonna che piange a Quinto Vercellese, per dire, e tale pezzucolo può diventare gean bella cosa.
L’Arte è stata prodotta per secoli su commissione, per far cosa gradita alle corti, per vivere, per essere pagati da imperatori, re e papi e arcivescovi: non vi era altro modo di far arte, i poeti scrivevano odi dedicatorie e poemi imponenti, drammi e commedie, per le corti preso cui servivano….etc.
Fino al Settecento è quasi tutta una storia così. Poi col romanticismo nascono ‘ste cose, piuttosto ambigue, dell”ispirazione”, dell’Arte per l’arte, che han gettato una sorta di fumigine confusa che sovente perdura nella testa degli sprovveduti.
ciau Remo
Mario Bianco

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16 pensieri su “scrivere su commissione

  1. In effetti, non credo che la “scrittura su commissione” sia contrapponibile o da contrapporre alla cosiddetta ispirazione. Anzi.
    Alcuni dei testi tra i più belli del poeta-compositore Carlo Muratori sono nati “a quattro mani”, ovvero su tracce musicali che gli sono state consegnate (da Riccardo Tesi – Thapsos, Lune – o dai Nakaira – Diserti).
    La musica “già fatta” non soltanto prefigura un con/testo ma impone anche una struttura formale, la “grammatica”, se vogliamo.
    Iddu, il Muratori, con l’efficacia espressiva che lo contraddistingue, così sintetizzò il suo pensiero circa lo scrivere su commissione: “non saper scrivere un testo se non per la propria musica è come se un falegname sapesse fare sedie solo per il proprio culo”.
    E di “ispirazione”, per fare sedie per culi altrui, ce ne vuole, altroché !!

    (perdonami Remo, la citazione forse farà – impropriamente – impennare le tue statistiche :)))

  2. Non so quanto possa valere l’esperienza mia, che non scrivo per professione né per commissione (retribuita), ma scrivo, ogni tanto.
    E spesso, scrivo perchè ho un compito (mi dicono: scrivi a quattro mani, oppure prendi questo documento e scrivici su, oppure prendi questa foto e inventa, prendi questa parola e facci una storia…).
    Sarà perché sono pigra, sarà per deformazione professionale: come insegnante, sono entrata nella scuola a due anni e non ne sono ancora uscita. Darmi un compito è spesso il modo migliore per scatenare corti o lunghi circuiti tra le mie sopravvissute sinapsi.
    Il vincolo di lunghezza magari all’inizio lo ignoro e dico: intanto scriviamo e vediamo se viene fuori qualcosa di buono. Poi, se devo partecipare a qualcosa, e la lunghezza è tassativa, limo, taglio, tolgo e mando. E mi tengo anche il racconto iniziale.
    E a volte ciò che scrivo “su commissione”, per compito a casa, è meglio di ciò che scriverei se mi mettessi lì a inventarmi una storia che non riesco a far mia.

  3. io ho scritto su ‘commissione’ una raccolta di monologhi, una di racconti, racconti vari, un testo teatrale su Garcia Lorca, un testo sulla danza che è una traccia per un fare un video. Mi è stato chiesto di scrivere per mostre fotografiche o pittoriche. Ho scritto a quattro e più mani.
    Condivido ciò che dice Annalisa: a volte ciò che scrivo su ‘commissione’ è meglio di ciò che scriverei se …
    Ciao Lucia

  4. non so se sia “commissione”, ma un editore mi disse “mi piacerebbe che tu scrivessi la storia del personaggio X ambientata nel luogo Y nell’anno Z” (uso le lettere per correttezza). non ha aggiunto altro, non ha suggerito trama. io l’ho fatto e mi sono divertito come un matto. semmai il romanzo uscirà spero di non essere l’unico a divertirmi
    :-)

  5. io ho scritto un romanzo fantasy, Draghia, appena uscito. Non so se possa essere considerato commissione ma la selezione prevedeva un testo che parlasse di draghi e fosse lungo tot caratteri. Be’ mi son divertita molto, anche se non ho mai letto fantasy ce l’ho fatta e adesso è in libreria.

  6. […] 61cygni: Quella che segue è una mail che ho ricevuto da Mario Bianco. (L’ho modificata appena appena). Caro Remo, mi piacerebbe che sul tuo blog trattassi il tema della scrittura su commissione, a tema cioè, ed eventualmente con vincolo di … […]

  7. Sono anche stato stimolato alla questione da Franz Krauspenhaar che ha detto, a Trino:
    l’editore ( Fazi) mi ha detto di scrivere un libro su mio padre, ed io l’ho fatto.
    Ad esempio, a me piace moltissimo scrivere su tema proposto, benché io odiassi, nell’infanzia e adolescenza scrivere i componimenti imposti dagli insegnanti.
    Comunque, dettati, commessi o imposti, beccavo sempre gravi insufficienze in italiano scritto.

  8. Sono anche stato stimolato alla questione da Franz Krauspenhaar che ha detto, a Trino:
    l’editore ( Fazi) mi ha detto di scrivere un libro su mio padre, ed io l’ho fatto.
    ( Ed ha lavorato molto bene)
    Ad esempio, a me piace moltissimo scrivere su tema proposto, benché io odiassi, nell’infanzia e adolescenza scrivere i componimenti imposti dagli insegnanti.
    Comunque, dettati, commessi o imposti, beccavo sempre gravi insufficienze in italiano scritto. Qualcosa è cambiato…..forse

  9. C’è commissione e commissione. Se per commissione intendiamo uno stimolo guida, una richiesta, un’indicazione basata su capacità conosciute e verificate sull’esperienza pregressa…si tratta di qualcosa di positivo, di un “aiuto” esterno alla creatività ed alla conoscenza che vengono così incanalate in direzione della richiesta stessa, per soddisfarla. Ho svolto in tal modo attività inerenti il mio lavoro, saggistica spicciola e un paio di adattamenti teatrali ( assai modesti, ma per me soddisfacenti). Se per commissione intendiamo la deviazione verso un risultato, la deformazione per avere o restituire favori, l’atteggiamento barocco e ruffiano di chi ordina agli altri di uniformarsi intorno ad un indirizzo ideologico, allora si tratta della peggiore delle commissioni! Succede così nel giornale che non deve scontentare i potenti locali ( ne abbiamo anche parlato), nella rivista o presso la casa editrice che ha scekto *una linea* e chi non la segue è perdito ( tagliato fuori). C’è una differenza sostanziale di fondo: l’onestà della proposta. Nel primo caso c’è, nel secondo, no.

  10. Perdonami Remo ma il tuo amico Mario lo sa il PERCHE’ si scriveva nel 500 e ripeto nel 500 i testi su commissione? La conosce bene la situazione storica italiana di quei tempi? E lo sa che oggi siamo nel 2000? Scusa il tono arrabbiato, ma mi sembrano assurde e quanto mai ridicole certe uscite secondo me. L’ispirazione è la base fondamentale per scrivere. Si può anche scrivere un testo con un tematica “data” ad esempio per un concorso, ma in linea generale, chi è VERO artista, scrive per dare al mondo qualcosa di sè. Che si vada a chiedere a Calvino se quando ha deciso di redarre Palomar s’è fatto suggerrire da qualcuno. O magari a Volponi che ha affrontato con una costanza incredibile nelle sue opere, sempre il tema del rapporto industria – società. I tempi cambiano e la letteratura anche, perchè non la si può escludere, estrapolare dal contesto storico. E dove la mettiamo la fantasia? La voglia di raccontare qualcosa di proprio? Croce aveva ragione su una cosa: esiste la POESIA ed esiste la NON POESIA. E la NON POESIA è di chi è solo uno scribacchino.

    Poi altra cosa.
    Personalmente non sono d’accordo sul sistema di voto scelto per i racconti. Mi spiego. Le stellette vanno bene, come anche i commenti (ovviamente senza offese gratuite). Ma secondo me sarebbe più giusto che a votare fossero i visitatori, gli esterni, in quanto loro sono esuli da qualsiasi influenza. Sfido qualsiasi partecipante e mi ci metto anche io a dare ad un’altra coppia una stellina e a dire “bruttino”. Nessuno lo farà perchè nessuno ha voglia di giudicare il lavoro di un altro, quando si è praticamente sulla stessa barca.
    E’ una soluzione troppo a protezione dei partecipanti. Scrivere, pubblicare, significa mettersi in gioco, l’hai detto anche tu. Ma così non lo è veramente o fino in fondo. Personalmente non ho timore del giudizio altrui, non so il mio compagno di penna, ma io la penso così. Poi ovviamente è solo una mia personalissima opinione. Le critiche le ho sempre prese per qualcosa che aiuta a crescere, se espresse nel modo corretto.

  11. Conosco benissimo la situazione storica di quei secoli,
    e non rinnego l’ispirazione, Elys.
    Era per smittizare l’enfasi romantica tanto diffusa de l'”ispirazione”, ch’è cosa tutta da ridefinire, da studiare, fin nell’etimo.

  12. cara elys, ora ti spiego.
    conosci un po’ la rete dal punto di vista dei commenti, delle stroncature o degli elogi sperticato a un libro?
    se la conosci saprai che c’è che se la cantae se la suona, allo stesso tempo.
    tradudo: su anobii ho visto scrittori che han pubblicati libri da 1000 copie di tiratura (se va bene) con 100 commenti; allora, dal momento che io qua non voglio diventare scemo a capire chi siano gli esterni, con mamme, zie e nick che scendono dal cielo come la neve, ho pensato al voto di chi lo fa questo prodotto.
    che è un po’ come uso fare al giornale.
    mi spiego, o meglio ci provo.
    in una prima pagina del giornale si cercano di mettere i migliori sei argomenti.
    in un ebook si farà un po’ la stessa cosa.
    alla fine. Chè poi ognuno voterà, sì, ma quello degli altri.
    Mi ho spiegato?
    ma fermandoci al sesto, che poi si diventa scemi.
    torno ancora alla rete.
    c’è gente che va in giro a vomitare sentenze. qua non mi sta bene.
    qui un po’ è una cosa seria, ché la scrittura è una cosa seria, e un po’ – come dice giustamente Lucia – è un gioco.
    Chiaro che se chiedo a tutti i 60 partecipanti, poi, divento scemo.
    Già non so messo bene, già che raccontiaquattromani@gmail.com è un bel casino da cui pescare e mettere a posto…
    Insomma. Decido io e decido ancora io. Accettando consigli.
    Qualcuno.

  13. Sì ho capito, cosa intendi quasi ti riferisci al fatto di Anobii. La mia era un’opinione condivisibile o meno, quindi per me sta bene la tua scelta, essendo quella che più ti aggrada?! ^__^

    Mario perdonami, ma mi spieghi cosa intendi per “ridefinire l’ispirazione”? Come si fa a ridefinire una cosa che ti viene da dentro, spontaneamente? Certe cose non possono essere spiegate. Ci sono e basta. Si può spiegare di un’opera letteraria da dove nasce l’idea, la tecnica narrativa che si sceglie di usare, ecc. ma non si può razionalizzare il moto dell’anima che spinge un autore a creare. Capisci?

    Buona giornata a tutti!!
    ^___^

  14. Ho fatto un errore di battituta!! La frase corretta era: Sì, ho capito cosa intendi quando ti riferisci al fatto di Anobii.

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