Pubblicato da: remo | 15 luglio 2008

mettersi in gioco, scrivendo

Sono già arrivati cinque racconti fatti e finiti.
Appena saranno stati letti dalle tre persone che prima debbono leggerli (io, monia e criscia) comincerò a postarli, senza citare gli autori.
E’ anche arrivata la prima (bella, per me) cosa: di due persone che non si conoscevano e che ora stanno lavorando, con entusiamo, così da scrivere una storia di 5500 battute.
Ma c’è stata la prima spugna gettata all’angolo, in segno di resa. Da parte mia. Non riesco a mediare con qualcun altro, già faccio fatica ad andare d’accordo con me stesso. (Nel giornalismo, anni fa, son riuscito a scrivere un paio di volte con una collega, ma questo dopo anni di frequentazione e con un rapporto gerarchico preciso: decidevo io).
MI spiace per donna laura, che ha una bella scrittura, secca, senza fronzoli.
Così è, al momento.
(Mi consolerò scrivendo una prefazioncina o una eventuale quarta dell’ebook).
Resta inteso che non cercherò sviluppi su carta. Stavolta.
La prossima (abbinamenti a sorteggio) vedremo; la prossima volta, ri-tenterò ancora.

Sul voto. Ricordo che potranno esprimersi solo gli autori, con il sitema anobii. In un altro blog (quello di Sabrina Manca) ho scritto che è una forma di coinvolgimento: finalizzato al prodotto finale. Il migliore aprirà la raccolta, il secondo la chiuderà, il terzo starà in mezzo. Non farò di conto, poi, sulle ultime posizioni, che non serve.
Sempre sul voto. Il sistema anobii – da 4 stellette a 1 – dice e non dice.
Se io su un libro metto una stelletta potrebbe anche significare un limite mio.
Son peggio i commenti. Il mio ultimo libro è stato definito una porcata (da un’utente di anobii) e un capolavoro (da un blogger che non conosco). Vedere una stelletta, a chi scrive, magari spiace, ma ci sta. Sentirsi dire, Hai scritto una porcata non è mai bello.
E comunque. Quando si scrive ci si mette in gioco, no?
La donna che parlava con i morti ha ricevuto solo recensioni positive (Queer, Famiglia Cristiana, Pulp, Repubblica, La Stampa, Il Corriere nazionale, altri…) però so una cosa: se il libro che ho appena scritto uscirà riceverà – anche – solenni stroncature (mi sto preparando, insomma).
Ho ancora in mente una telefonata fatta ad un amico scrittore, più esperto di me. Io che gli dico, Mi spiace, ho letto che ti hanno stroncato, oggi su…
E lui. Va bene, l’importante che si parli del mio libro.

PS Oggi non lavoro (ho i tecnici al giornale, problemi di server) ma non metto link, scusate. Ho parecchie cose da leggere (finalmente).

Primo aggiornamento-ripensamento.
(Sottotitolo:addio sistema anobii).
Non me la sento di dare, poi, un voto, mi ha scritto Monia, che sta leggendo i manoscritti.
E’ stata una frase illuminante, ché non me la sento nummeno io, in fondo.
E allora facciamo così. Chi partecipa, ma anche chi legge, segnali, poi, alla fine i sei migliori racconti.
(Mi sembra d’essere al giornale. Ci si sono abituati, ormai. Dico facciamo così. Poi ri-chiamo tutti, e dico: No, ci ho ri-pensato).
Votare o dare un giudizio sereno son cose che si avvicinano a quel che si fa ogni giorno: si sceglie una pizzeria anziché l’altra, un cinema, un medico, anche un amico, anche un blog su cui commentare…
C’è però una piccola fetta di umanità che gode delle disgrazie altrui. Ricordo un compagno di classe. Asino. Se ti interrogavano e beccavi un voto basso, tornando verso il banco incocciavi sempre nel suo sguardo, contento di godere per le disgrazie tue e degli altri (ecco, io a uno così penso di aver augurato tante corna, almeno…).

Secondo aggiornamento.
Fam parte della singolar tenzone anche
inbianco (http://pantalaimon.splinder.com)
e Sabatina Napolitano (http://gapemotivo.splinder.com/)

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Responses

  1. ma sì, stellette. sistema conciso e comunque chiaro

  2. Mi piace il titolo di questo post: “mettersi in gioco, scrivendo”.
    In questi giorni, dopo aver letto alcuni commenti all’iniziativa (e aver scoperto un inaspettato sottobosco dietrologico che mi ha dimostrato, se ancora ce n’era bisogno, quanto sono ingenua), mi sono venuti un sacco di dubbi sull’opportunità di essermi iscritta e aver coinvolto un altro innocente… Perché io non ho velleità letterarie, non ho un libro nel cassetto da piazzare a qualche editore e mi sono imbarcata in questa avventura proprio come un gioco. Col mio “partner di scrittura” non siamo ancora riusciti a mettere insieme uno straccio di idea, giusto giusto una location. Non siamo scrittori, noi. A volte riscriviamo libri altrui. Ma inventarsi una storia, provare a costruirla mettendoci ciascuno del suo – chi la creatività delle idee, chi lo schema narrativo, chi gli aggettivi giusti, chi le virgole – ecco, questo per me è “mettersi in gioco, scrivendo”. È abdicare a qualcosa di sé per far spazio a qualcosa di un altro. Credo che il gioco più difficile sia proprio questo, non la presunta competizione a suon di stellette (oh Remo, credo che su quest’ultima affermazione tu sia d’accordo con me, nevvero?).
    Se porteremo a termine l’impresa, il Dante e io, senza gettare la spugna… beh, mi sentirò quadristellata per il semplice fatto che ci saremo riusciti, quand’anche tutti i lettori dicessero che il nostro racconto è una porcata…

  3. grazie sandra

  4. Mi sembra un ottimo spirito “abdicare a qualcosa di sé per far spazio a qualcosa di un altro”. Interessante davvero.

  5. sinceramente la questione dei punteggi/giudizi etc etc non la sento molto forse perché non ho nemmeno compreso bene chi vota chi e come e quando.
    mi angoscia quella prima fase lassù.
    già cinque racconti fatti e finiti!!! …
    mi sembra di essere a scuola.
    (ero l’ultima a consegnare il tema e nove volte su dieci nemmeno lo ricopiavo…)
    terrore!!!

  6. penso io che mi sono ritirato (a), sono respoonsabile di un altro ritiro (b), e devo pure ripetere l’anno.
    il voto elena l’avevo anche pensato come diversivo a certi commenti feroci.
    (venerdì a vercelli c’è il nostro amico catalano, potresti venire anche tu. pizza più catalano, o pizza alla catalana, chessò)

  7. Facciamo così:
    che scriviamo mi piace non mi piace così così un po’ meglio un po’ peggio discreto suppergiù ottimo passabile etc.
    siamo umani, perdio,
    i neo/capolavori lasciamoli ai capolavoristi di qualche tempo recente fa che hanno reinventato la categoria per far polverone casinistico
    e vendere,
    per dire,
    vendere,
    era per dire

  8. Se te, o la natura, o una violenta aggressione sotto gli occhi e quant’altro, mi dai una traccia, una foto, una frase poetica o di un racconto e un imput-commissione io ci vado su come se prendessi un treno. Treni e scritture, E bisogni. A me il treno del metrò mi ha fatto sempre venire un sacco di idee e di spunti che io ho detto al treno: – Treno vacci piano che mi stai incendiando il cervello con questo movimento-idee-pensieri- Movimento su rotaie e relativi pensieri che insieme all’ansia son uno dei motori degli uomini e della scrittura; che i pensieri son come le ciliegie, son sempre lì a venire uno dietro l’altro. Che io ho dei forti dubbi che i pensieri fanno la fila, i pensieri. Quando prendi il treno, sembra che tutti vogliono dormire, ma in pratica dove stai seduto é tutto un vagone di pensamenti. Se te vedi da fuori un vagone, quello fuma, di pensamwenti. Dimenticandoci che il treno che abbiamo preso non è solo quello che corre avanti. Infatti, dici: – Adesso viene tale stazione, poi l’altra e quell’altra ancora e così via – Al punto tale che sembri un mago in odore di maghezze. Ma queste son maghezze di seconda mano. C’é sempre un altro treno che va all’indietro, ma non il treno di un altro binario, coincidenze, scambi e cose così. Intendo il treno nella tua testa:la vita di ogni persona é un treno, un doppio treno. Noi, invece, ci intestardiamo a trascurare l’altro treno, cioé quello che va all’indietro. Però, quello che va all’indietro non é detto che va all’indietro. In questo caso uno potrebbe andare dalla Signora Fisica, che lei ci vuole sempre vedere chiaro, e chiedere:- Ci dica, andare a ritroso, é un andare all’indietro é un viaggio fine a se stesso?- Andare all’indietro non è un movimento in senso negativo,e quindi, di perdita di tempo. In questo senso può essere un esercizio naturale, fisico, reale cioé. Per esmpio te mangi. E scrivi. Esisti, scrivi come se mangiassi, o cosa. In questo ambito chiuderai la porta del luogo dove ti metti a scrivere alla stregua di quando vai in bagno. Hai necessità di scrivere un pensiero singolo, una poesia, una lettera d’amore, un racconto, un romanzo, o semplicemente un fanculo, e scrivi sotto la spinta di una necessità.

  9. Remo… Una porcata, eh? :)
    Che simpatia.
    Chissà che belle cose scrive quello che ha postato il commento, però..
    :) Chissà che stile sopraffino.
    Eeh. che dire.

    Senti, a proposito di amicizie online.. sai che ALLERTA e’ un signore simpaticissimo e che son proprio contenta di lavorare con lui??

    P.S. Sai anche che oggi ho quasi perso il posto di lavoro? :'( Pazzesco. Il mio capo è arrivato con una bella batosta. Mi cambiano il contratto . E non in MEGLIO! hahaha. pazienza.
    Che posso dire? E’ una porcata, come direbbe il tuo duca.

    Un bacio.

  10. fatico anche io e faccio faticare la povera Cristina…Ma ce la faremo! Non so che diavoleria uscirà fuori (magari una porcata?)ma ce la faremo.Però lo ritengo un gioco a tutti gli effetti, non riuscirei mai a scrivere con qualcuno come fanno Laura e Lory.

  11. no questo non lo tollero: mi ha dato del signore. A me, che mi son quasi slogato una spalla per impressionare il nipote (12 anni) con una rovesciata volante in giardino (gran gol, sotto il primo ramo).

    Mi ritiro dalla plural tenzone.
    Anzi no, aspetto prima che la sig.ra Roberta mi mandi indietro il pezzo (magari con qualche battuta in più…)

    ;-)


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