Pubblicato da: remo | 3 luglio 2008

Teste di zucca

Ho sempre detto che non dirò mai male dei libri che non mi piacciono, almeno qui.

Ho sotto gli occhi un’antologia.
Le antologie, dunque.
Solitamente funziona così. Un giorno arriva la telefonata o di uno scrittore, o di un editor, o di un editore. Stiamo facendo una antologia sulle teste di zucca, ti va di partecipare?
(Poi arrivano altre precisazioni. Partecipa anche questo o quello. Non pagano, pagano poco, avrai solo cinque copie omaggio. Massimo 12mila battute, entro…).
Il problema vero, però, sono le teste di zucca.
La conoscenza dell’argomento.
Eccerto che no: perché se uno è scrittore è chiaro scrive, e quindi se scrive saprà bene cosa scrive, e quindi scriverà che le teste di zucca sono…

Ho un elenco interminabile di minchiate fatte in vita mia.
Potrei farci il blog della vergogne. Dei peccati incoffessati e inconfessabili. Cento post in una sera poi mi nascondo.
Vado in Madagascar.
Ma potrei anche aprire un piccolo insignificante blog dove scrivere delle (poche) cose di cui mi vanto.
E restare. So mica come si sta in Madagascar.

Un amico scrittore, un paio di mesi fa, mi ha chiesto un racconto per un’antologia.
Non ho avuto tempo di prepararmi sull’argomento, era sulle teste di melone, l’argomento, che comunque un po’ conoscevo, e che mi tentava, ma comunque ho declinato. Mi son detto: fai la persona seria se ti riesce. Ci son riuscito, pare (facendo così un favore a quell’antologia, che penso sarà interessante, di più senza il mio apporto).

Altre volte, invece, m’è successo il contrario. Ho saputo di antologie il cui argomento, invece, mi era familiare; avrei, insomma, avuto qualcosa da raccontare. Niente. Penso di pagare il fatto di conoscere quattro scrittori in croce, un paio di editor e basta. Ma va bene, perché in campo editoriale io penso comunque d’essere stato fortunato.

Ma ho davanti a me, in questo momento, un’antologia, che parla di teste di zucca, e vedo, tra i nomi degli autori, che ci sono persone che di zucche non sanno nulla perché hanno altri palati.
Però funziona così.
Però mi girano, e sapete perché mi girano? Perché se mi avessero chiesto io avrei detto che io di teste di zucca so niente ma c’è un blogger, che non ha mai pubblicato ma che scrive bene, che avrebbe potuto, invece.

Scusi lei è?
Scrittore.
Ah.

E comunque, sì già che ci sono vado fuori, ma di tanto, tema.
Si dice che non si scrive per sé ma per essere letti. Per essere pubblicati.
Io stanotte mi son messo a scrivere poi, una volta finito, mi son chiesto se… e poi mi son fermato.
Una volta finito o prima di iniziare (ma sarebbe meglio di no) si può pensare di tutto: di vincere il Nobel o di riciclare la carta per pulire culi d’elefante.
Ma è quando si scrive che le interferenze devono stare lontane, altrimenti è finita.
Sentirsi liberi di scrivere, a prescindere.

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Responses

  1. che colpa hanno gli alberi?
    che colpa il lino, la canapa o il ramiè?
    perché continuare a sprecare carta
    senza un senso o un perché?

    (tre domandine cui aggiungo una considerazione breve: tutto ciò ti fa onore e documenta sensibilità e sale in… zucca)

  2. ah quanta gente ci sarebbe che potrebbe evitare di scrivere o che, almeno, potrebbe inviare il proprio prodotto contribuendo alla raccolta carta “puliamo il culo dell’elefante amico” …
    forse è che non sanno dove sia il centro raccolta così mandano alle editrici?
    io non sono brava come te ma so leggere !
    magari, se non proprio a pulire culi d’elefante, sarebbero utili a pulire culi di rinoceronte. in ogni modo roba grossa.
    ciao Remooo
    PS1: stavolta “quell’altra” non ha solo bloccato la motrice tardando l’arrivo di oltre 3 ore ma ha anche dimenticato il cellulare in ufficio per avvisarmi di quanto stesse tardando.
    PS2:l’amica farmacista Gabry, dalla Tanzania, ci ha raccontato di aver visto la carica degli elefanti. chiederemo a lei se avevano tutti i culetti puliti !
    -ecco, il mio post è l’esempio di quel che dici.
    ri ciaooo
    rossa

  3. potremo cominciare con l’elenco di minchiate, che ci fa ridere un po’ in quest’estate calda?

    poi le dò asilo politico finché non si dimenticano, non si preoccupi del Madagascar :)

    ps: se non altro la scrittura webbica non impone spreco di carta :)

  4. Ma cos’è un’antologia delle teste di zucca?
    E’ una roba che si mangia,
    o è una roba che si butta?
    Non ho capito davvero.

    E poi io non ho mai comprato un antologia,
    mi fanno venire s/crepolature di biocca.
    Mi fanno senso.
    Mi creano disagio interiore.
    Forse è dovuto ad un trauma infantile subito per peso esagerato di antologie scolastiche.
    Cioè: ma vendono, almeno, ‘ste antologie?
    O poi anche loro, via sui camions de la monnezza?MahhhMario

  5. Forse non ho capito nulla, ma io ho sempre scritto per me, prima di tutto, poi per gli altri. E comunque ho un campo di zucche e ci faccio i risotti.

  6. buoni i risotti alla zucca.

    quando io dico che scrivo per me, la maggior parte delle persone mica ci crede. allora perché hai un blog?, il più delle volte è la domanda. c’è qualcuno che, ancora, si illude che la scrittura in rete possa dare una qualche visibilità e farti diventare il caso letterario dell’anno. c’è qualcun altro che si preoccupa che le sue preziosissime cose possano essere copiate, plagiate, esportate, vincere il nobel per la letteratura senza che lui, l’autore, (l’autentico/il solo/l’unico) ne sappia niente.

    la domanda: perché scrivo?, mi ritorna ad intervalli regolari. spesso sono io stessa a formularla a me. la risposta, quando arriva veloce, ed è la più sincera, è “per stare meglio” o “perché mi fa bene, anche se mi fa male”.

    non so attribuire valore alle mie cose. non ne sono capace – non so se questo accada a tutti quelli che ci provano, dai più navigati ai novellini -, ma, in tutta franchezza, non credo sia questo il punto determinante. non è colui che scrive a doversi un giudizio “estetico” – di stile, di contenuto, di forma –

    Sai, Remo, io credo che la via d’uscita sia sempre quella di lasciare spazio al gioco. E’ la nostra parte creativa che chiede asilo e via d’uscita. Quando si comincia a pensare alla scrittura, alla fotografia, all’arte in genere – che sia “domestica” o “istituzionalizzata”, poco importa – come ad un prodotto, temo si arrivi all’aridità del compromesso, dell’iniziare a fare qualcosa per gli altri, accomodando gusti, aggiustando il tiro.

    non so. scusate, forse ho scritto un sacco di stupidaggini – appunto -, ma, quando dalla mia testa/tastiera esce fuori qualcosa che mi fa dire “questo mi pare giusto così”, ho la stessa soddisfazione di quando preparo un ottimo risotto alla zucca.

    ciao Remo. ciao tutti.

  7. D’accordo con al3sim, scrivo per me (pure perchè ho un certo pudore a far leggere la mia roba ad altri: penso sempre che faccia schifo e magari ho pure ragione). Comunque non spreco carta.

  8. Ancora più d’accordo con biancamara.
    Saluti

  9. però, remo scusa, perché non dire che il libro X fa schifo, chiamandolo per nome, cognome e casa editrice?

    così è più deleterio che no. secondo me.
    di quale libro stiamo parlando, come è stato scritto, chi l’ha scritto, le motivazioni che l’hanno portato alla pubblicazione, che copertina ha etc etc …

    sennò finiamo per dire tutto e niente. io trovo molto bello quello che ha scritto biancaamara, ma.

    io ad esempio non scrivo per me.
    Io scrivo per entrare in relazione con altre persone.
    Io scrivo per prendere parola in un’assemblea.

    allora mi piacerebbe che se parlassimo di un libro, qualunque esso fosse, se ne parlasse con chiarezza.

    d.

  10. io non ho parlato di un libro in particolare, demetrio. ne ho visto uno che me ne ha fatti venire in mente altri.
    ne dimenticherei qualcuno, sarei impreciso.
    un po’ come quando si parla di blog autoreferenziali. di libri spazzatura.
    si possono fare nomi, ma sono nomi a caso, quindi la generalizzazione permarrebbe.
    non è sbagliato il tuo ragionamento.
    mi ricorda Mozzi, che spesso dice di fare i nomi, invita a.
    ma io credo che a volte sia più importante soffermarsi sul problema delle antologie a tema.

  11. mi ricordo quanto ci si era infervorati per la antologia pubblicata da Einaudi La notte dei blogger.
    Quello fu un momento interessante di dibattito a volte anche asprissimo sulle antologie, e sulle antologie a tema, sulla necessità o meno di fare antologie. etc etc.

    Ma si partiva da un caso preciso.

    Sì con Giulio io condivido questa strana cosa di fare i nomi, ci ho l’impressione che nominare è già mattere in piedi un discorso virtuoso.

    d.

  12. vedi demetrio,
    io sono un fautore del nome e del cognome.
    nel giornale che dirigo non pubblico mai lettera firmata.
    ma se la polizia arresta un ragazzo di vent’anni per la prima volta io non pubblico.
    se un anziano si ammazza perché è depresso io pubblico un trafiletto senza nome.
    se un politico o qualcun altro fa cose che non mi vanno faccio nomi e cognomi e ne pago le conseguenze.
    è una questione di scelta.
    a volte fare nomi è facile, a volte no.


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