scritto e cancellato

Ho scritto tre post.
Sul salone del libro, il primo; sulle discussioni infinite che si fanno attorno all’editoria (dopo aver letto cento commenti sul blog di Serino), il secondo; sul nuovo libro che sto cercando di scrivere, il terzo.
Ho scritto e riletto.
Salvato, ma non pubblicato.
Non mi piacciono i tre post.
Ieri ne avevo scritti altrettanti.
Salvati (ma li cancellerò).
Di notte succede la stessa cosa.
Sono alle prese con una storia.
Sono fermo a due capitoli, a 76mila battute.
Scrivere un libro sui calpestati non è facile, per niente.
I calpestati sono, in questo caso, calpestati, dimenticati, infangati.
Sto ipotizzando un noir, sto.
Stanotte, però, ero soddisfatto: avevo riletto, corretto, fatto le schede dei personaggi.
Ma se scrivevo qualcosa, poi, cancellavo.
Mal che vada, penso, non lo scrivo: e questo pensiero, giuro, mi dà sollievo. Non mi ci ritrovo nell’editoria “sgomitante”.
Bene, adesso esco dall’ufficio. Vado a comprare le sigarette e vado al bankomat.
Stasera vedo una persona, conosciuta tramite Anobii. Mi ha organizzato una presentazione de La donna che parlava con i morti a Borgolavezzaro, sabato 10 maggio, ore 18.
Al salone andrò l’11.

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Informazioni su remo

scrivo. Ultimi libri pubblicati: Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton 2007, fuori catalogo); Bastardo posto (Perdisa Pop 2010); Vicolo del precipizio (Perdisa Pop 2011); Buio assoluto (Historica, 2015); Vegan. Le città di dio (Tlon, 2016); La notte del santo, Time crime

5 thoughts on “scritto e cancellato

  1. Pingback: Libru » scritto e cancellato

  2. Non è facile no, caro Remo.
    I calpestati, come li chiami tu, sono ovunque. E il più delle volte neanche li riconosciamo assuefatti come siamo da bombardamenti mediatici, corse infinite e nessuna voglia di ‘memorizzarli’. Spesso ci convinciamo che non esistono. Quelli che camminano ai bordi, tra luci pallide e tante immense ombre. Spesso ci arrabbiamo perché ci sembra tutto facile. O sei di qua o di là. No? Più chiaro di così…
    Invece ci sarebbe talmente tanto da dire, annotare, urlare sulle zone di frontiera, su quegli angoli stracolmi che… il foglio torna spesso bianco. A me è capitato eccome, davvero. Scrivi, scrivi e ancora. Ma poi non è mai abbastanza, non è sufficiente a rendere un minimo di ‘giustizia’ (ma si, usiamola anche questa parola che oggi assume significati altalenanti, diversi. Tutto e niente).
    Sui discorsi legati all’editoria… mi gira la testa e basta ormai. E’ come voler stabilire quanti chicchi di riso ci sono dentro un vaso di vetro. O indovini (e allora… ) o amen. Puoi parlarne all’infinito ma, alla fine, nessuno lo vuoterà stò benedetto vaso per contarli uno a uno. Nessuno ha tempo, voglia, opportunità e interesse ‘vero’ per andare in fondo alla faccenda, per risolvere qualcosa, migliorare o quanto meno…

    Barbara

  3. Però dar la colpa agli scrittori perché scrivono troppo
    è come prendersela con i contadini quando aumenta il prezzo della verdura.
    Prendersela con gli operai FIAT se la Panda non tiene la strada.
    Sono quelli che meno decidono e meno guadagnano .

    Roba altezzosa, snobistica, bersaglio sbagliato: che barba!
    MarioB-((

  4. Però pensare che puoi anche non scrivere, se proprio non ti va o non ti piace; pensare che c’è qualcosa cui puoi dire: no, basta, non lo faccio, è a volte un pensiero sollevante. :-)

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