Oggi, mercoledì20 settembre, recensione su Il Fatto de “La notte del santo”

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Il mondo antico dei blog

Ho come avuto la sensazione, una sensazione intrisa di dolce nostalgia, di tornare come in un luogo d’infanzia, ricco di segni e ricordi, tornando a leggere cinque, sei, sette blog, e a sfogliarne altri con la ripromessa di riprendere un cammino tralasciato…

Sembra quasi che il passato a cui mi sento legato non voglia fuggire.
Gente che preferisce tornare nelle sale cinematografiche, che sembravano travolte dalle multisale; e libri di carta che vogliono restare di carta
(leggete qui).

Il mondo antico dei blog no, verrà sommerso. Ma non del tutto.
(Ieri mi son detto che se trovo una vecchia Fiat 500 la compro).

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L’allenatore

Un mio pezzo di sport, su Infovercelli24.
E’ sull’allenatore della Pro Vercelli, Gianluca Grassadonia.

http://www.infovercelli24.it/2017/08/20/leggi-notizia/argomenti/sport-11/articolo/grassadonia-la-scelta-forte.html

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Fratello fragile: preghiera in agosto

Copio e incollo quello che scrissi il 18 agosto del 2010.

Ci sono i miei ricordi cortonesi, i miei ricordi degli anni della fabbrica ma, in questo blog, sebbene io racconti di incontri o di scampoli delle mie giornate, in questo blog, dicevo, non parlo quasi mai della mia vita.
Questo blog è soprattutto un piacevole passatempo ed è anche un luogo virtuale che mi ha permesso, poi, di conoscere per davvero persone speciali.
Nacque, questo blog, per scherzo. Dissi a un mio cugino acquisito: Stanno per uscire due miei libri, fammi un sito.
Mi disse, Aspetta, e comincia a vedere come ti trovi con questa cosa qua.
Era il 23 marzo del 2006…
Dicevo, questo blog non è un diario.
Qui scrivo quel che mi passa per la testa…
Io, lo sapete, scrivo: articoli e libri (magari non per molto…).
Il 18 agosto del 2005 morì mio fratello Moreno, aveva trent’anni.
Scrissi una lettera (che prima apparve sul giornale che dirigo*), che per me è una preghiera.
Da rileggere, da condividere, anche.
E’ nella sezione ricordi (il primo) di questo blog, si intitola Fratello fragile.
Questo blog non è un diario ma il 18 di agosto di ogni anno lo è, almeno un po’.
Solo per un giorno.

  • Dal 2014 non dirigo né lavoro più al giornale La Sesia. Chiusa la parentesi politica, mi sono rimesso a scrivere libri (ci provo almeno), curo una rubrica sul blog de Il Fatto, collaboro con InfoVercelli24.

 

Poi. Moreno è morto la sera del 18 agosto di 12 anni fa. Avrebbe 42 anni, oggi. Pochi anni fa è morto anche il suo cane, Tobi, che dopo quella sera divenne in cane mio e di mia moglie Francesca e di mio figlio Libero. Quando portavo Tobi nel cortile di via Dante, Tobi andava subito a coricarsi nel punto esatto in cui mio fratello era precipitato. Lo sentiva ancora, lui.

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Citazioni e altro

Le (mie) citazioni preferite (che comprendono una poesia e un verso di una poesia). Ognuna ha un suo perché.

Quel male di trovare ovunque soltanto il desiderio di essere altrove. Emil Cioran

Bisogna essere dei duri senza mai perdere la tenerezza. Ernesto Che Guevara

Amo i solitari, i diversi,
quelli che non incontri mai.
Quelli persi, andati, spiritati, fottuti.
Quelli con l’anima in fiamme.
Charles Bukowski

Urlino tutte le ingiustizie del mondo. Ho-Chi-Minh

Fa che ogni tuo giorno conti. Enrico Possis

La più facile delle mie pagine esce spensierata da una decina di penosi rifacimenti
Beppe Fenoglio

Io sono un clown e faccio collezione di attimi. Heinrich Böll

Ogni fiore si sente un po’ rosa
ogni fiume si sente un po’Po.
Ernesto Ragazzoni

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Piccoli gatti

E’ notte fonda, la strada che porta ad Alagna, in Val Sesia, in alcuni tratti è poco illuminata. Però li vedo, grazie ai fari della mia auto. Sono in mezza alla strada.
C’è il piccolo gatto morto e, accanto a lui, l’altro piccolo gatto, che lo annusa. E non si cura, né gli importa niente di niente, delle auto che sfrecciano, pericolsamente. L’altro dorme per sempre, lui resta lì, a vegliarlo. Mentre le auto sfrecciano, ché è tempo di ferie, e non possono fermarsi, ché la strada è stretta.

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Quando gli occhi accarezzano, ma per davvero

Ritorno alle origini. Sono arrugginito, ma ho intenzione di rimettermi a scrivere pezzi di cronaca: bianca, politica, sport. Per adesso lo faccio in un giornale che è ancora in fase di allestimento.

Avevo quanti, trent’anni?, quando mi mandarono in una casa di risposo; dovevo raccontare la festa per i centocinque anni di una signora.
Non la presi bene bene. Avrei voluto fare il “giro di nera” con un mio collega, oppure andare a vedere un allenamento della Pro Vercelli, ma tant’è: quando inizi, pur di restare, vai anche a comprare le sigarette al caporedattore.

Appena entrato, non trovai nessuno, quindi mi misi a cercare dove fossero festa e festeggiata. Vidi una vecchietta, le chiesi. Mi disse che mi avrebbe accompagnato lei, e che lo sapeva bene, lei, dov’era la festa. E’ mia mamma che compie gli anni, mi spiegò, con la faccia rabbuiata, aggiungendo, in dialetto vercellese, “la sta semp ben”, sta sempre bene. Tra le dueì, lo capii poi, non correva buon sangue.
La centocinquenne, appena mi vide mi indicò una sedia, accanto a lei. Ci mancava pure questa, pensai, la vecchietta, però, appena mi accomodai mi fece ridere: “a mi am piasu i giovni”, a me piacciono i giovani, mi disse facendomi l’occhiolino.
E poi, sollecitata, dai parenti, “racconta, racconta nonna” mi disse della sua vita da mondina, dei suoi due mariti fino ad arrivare alla casa di riposo. “Sto bene qui, ieri sera ho mangiato peperoni e acciughe”.
Accanto a lei c’era un infermiere, un omone con la barba. Ogni tanto l’accarezzava. La festa fu veloce. Alla fine l’infermiere mi venne vicino e mi disse: “La sera quando la metto a letto mi dice, ma perché non muio? Sono stanca”.
La guardai, capii che mi piaceva guardarla e, soprattutto, mi piaceva guardare come lei guardava il mondo accanto a sé. Con dolcezza e disincanto?
(Nel pezzo che scrissi, scrissi tutto, omettendo solo la frase sulla morte e quel che pensai dei suoi occhi).
Non la rividi più.
Morì alcuni anni dopo, tre, quattro, non ricordo. Ma ripenso spesso ai suo occhi. Erano sereni e dolci. Credo sia vissuta e sia morta bene, grazie ai suoi occhi. La frase “accarezzare con lo sguardo” è inflazionata, solo alcuni – pochi – hanno questo dono.

 

 

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