Nel 1982, Pascoli

1982 mi iscrivo a Lettere. Frequento. Studio in treno, in fabbrica (quando vado in bagno, nella mezz’ora di pausa pasto).
Il lunedì seguo i corsi di geografia storica, che non mi entusiasmano, e quelli di Storia della letteratura moderna e contemporanea, con Stefano Jacomuzzi, che invece sì, mi entusiasmano.
Jacomuzzi ci fa studiare tanto Fogazzaro, un po’ di Carducci, tantissimo Pascoli.
Myricae, in particolare.
Scopro così che Pascoli è un grande poeta e un grande innovatore.
Il sogno è l’infinita ombra del vero (Alexandros).
E Novembre, va a sapere perché, la ricordo ancora adesso.

 

Annunci

La bontà

Il 5 novembre del 2014 sul mio profilo facebook scrivevo questa cosa qua.

Tra un po’ il giornale La Sesia celebrerà i premi di Bontà. La gente segnala altra gente, poi una commsssione decide. Nel 2005 mi arriva una segnalazione. Ho un cancro (e credo che non mi rimanga molto da vivere, direttore, ma questo lei non lo scriva). Purtroppo sono sola e bloccata a letto, non posso quindi fare la spesa, non posso andare a gettare la spazzatura, non posso andare in farnacia… Adesso, però, tutto è risolto. Ho la fortuna di avere due angeli custodi che vivono accanto a me. Sono due ragazzi di colore, che parlano a mala pena l’Italiano. Non hanno lavoro. Ma passano da me tutti i giorni e mi fanno la spesa e mi gettano via la spazzatura… Gli unici a offrirsi in tutto il palazzo sono stati loro.

Quella donna è morta, ma il ricordo della sua lettera l’ho portato con me. E ricordo anche quando i due “angeli custodi dalla pelle nera” vennero a trovarmi in redazione. Uno di loro pianse per la commozione. Avrebbe ricevuto un premio di bontà.

Divagazioni sulla politica e sullo scrivere (ma va bene anche leggere)

Si può fare politica senza una tessera di partito. E non è indispensabile candidarsi. E non è nemmeno necessario credere in qualcosa. In un ideale o, peggio, in un leader.

Fare politica significa scegliere ma, soprattutto, significa amare (o difendere, va bene lo stesso) il proprio territorio.

Si può e si deve fare politica alzando anche solo la voce.

Per quasi tre anni ho fatto anche io politica – quella vera, quella seria -: candidato sindaco, consigliere comunale, segretario per un paio di mesi di sel, poi assessore all’ambiente per 14 mesi.

Non sono fatto per la politica vera e seria, io.

Ma posso e continuerò a fare politica scrivendo.

La mia vita non è stata sempre facile. Spesso i casini me li sono andato a cercare io (sembra la mia specialità). Ma quando avevo dodici anni e leggevo Tex e leggevo Salgari, e quando ne avevo quindici e leggeva Remaque, Steinbeck e Pratolini a chi mi chiedeva cosa avrei voluto fare da grande rispondevo: scrivere.

Scrivere – ma anche leggere – è un po’ come pregare. Fa bene allo spirito.

Franco Berrino, recentemente a Vercelli, ha raccontato l’aneddoto dell’uomo occidentale che al vecchio saggio orientale domanda: ma come fai a stare bene?

Il vecchio risponde: Perché quando mangio, mangio; quando lavoro, lavoro; quando dormo, dormo.

L’altro replica: Ma anche io.

Il vecchio: No, tu quando mangi magari guardi la televisione e quando dormi ti porti dietro le tue preoccupazioni.

Io quando scrivo, scrivo, e quando leggo, leggo. E almeno in questi momenti sto meglio.

Sono quasi le due di notte, vado a leggere ora.

Luigi Bernardi: siamo in tanti a dovergli dire grazie

Ho conservato le sue mail, molte sono amare: «E’ un bastardo posto l’editoria» mi scrisse; e ho conservato il ricordo delle sue telefonate.
Mi tirava giù dal letto verso le otto del mattino, a volte anche prima. Era talmente contento di sentirlo che non gli ho mai detto che a quell’ora, io, sono nella fase conclusiva del mio dormire, dal momento che vado sempre a letto verso le 4, a volte anche le 5.
Ho scritto, questo, oggi di Luigi Bernardi.

Leggi qua.

Siamo in tanti che gli dobbiamo dire grazie.
E comunque: lunga vita a “L’intruso”, l’ultima sua fatica letteraria.

 

Tornare ai ricordi

Schermata 2018-10-13 alle 02.07.24

Sul sito della Rai ci sono dei film. Ho appena visto “Il segreto dei suoi occhi”, film argentino del 2010. E’ nella categoria dei thriller. In realtà è un libro di ricordi, di amori perduti e di vicende di polizia, un giallo, insomma. Ma prima vengono ricordi e amori perduti. Penso che il mio libro La notte del santo sia un po’ così.

Il commissario Pietro Dallavita ricorda soprattutto, mentre vive.
Tanti miei libri – non tutti – viaggiano sul filo dei ricordi.

Dalla sceneggiatura di un altro film, Treno di notte per Lisbona, tratto dall’omonimo romanzo di Pascal Mercier:
Lasciamo sempre qualcosa di noi quando ce ne andiamo da un posto. Rimaniamo lì anche una volta andati via.
E ci sono cose di noi che possiamo ritrovare solamente tornando in quei luoghi…

 

Pubblicare un libro

Ho appena riletto una vecchia intervista, che rilasciai nel 2010.

LEGGI QUI

A marzo del prossimo anno dovrebbe uscire un mio nuovo libro. La donna di picche. Un giallo. Il mio dodicesimo libro. Un libro a cui tengo molto, per tanti ragioni. Perché penso sia il mio miglior giallo, non ci dormivo la notte nel pensare e ripensare alla trama, perché alla protonista, La donna di picche, io, anche se non esiste, voglio un gran bene.
E quindi, certo, non vedo l’ora che esca, che venga letto.
Ma non è come pensavo barra sognavo da ragazzo.
I libri, oggi, “resistono” poco. Quanto ne restaranno di questi anni?

Nel 2006 dopo aver presentato un mio libro fui avvincinato da un signore, avrà avuto una decina d’anni più di me. Aveva lavorato in una casa editrice, quindi conosceva i meccanismi del mondo editoriale e che, anche per i libri, siamo in piena epoca di “usa e getta”. Eppure quel signore mi disse: Vorrei tanto scrivere un libro, ci terrei tantissimo.

Ci penso spesso a quell’uomo e alle sue parole. So che non ha pubblicato nessun libro (non so se ne aveva una nel cassetto). Anche se io non sogno più, a sognare si fa sempre bene. Che forse, alla fin fine, sono i sogni e i ricordi le cose più belle della vita.

Altre chicche (Moccia, il kebabbaro, Rino) di Enrico Gregori

Sto recuperando commenti di Enrico Gregori a vari miei post. Sono delle autentiche chicche. Ecco la seconda parte.

27 agosto 2009

In un mio post intitolato “Editoria, stessa storia da sempre, o quasi”, Enrico Gregori interveniva così.

la realtà è questa… nel mondo. quel che vale per i libri, vale anche per i film, per i quadri, le sculture, i dischi et cetera.
Sono sempre stato piuttosto perplesso di fronte ai cipigli severi nei confronti dei prodotti (cosiddetti) di serie B. Prendiamo ad esempio Moccia.
conosco federico. è sincero e modesto. dato il successo di vendite che ha avuto ci sono alcune cose inconfutabili:
1- il suo successo è trasversale. i suoi libri vengono letti da chi ha la licenza elementare e da chi aspira al Nobel per l’astrofisica, anche se quest’ultimi, magari, in pubblico mascherano il romanzo di Moccia con la copertina dell’Ulisse di Joyce.
2 – qualcuno ha scelto i romanzi di Moccia per cominciare a leggere libri. Oggi Moccia e, magari, tra un anno Kafka. Chi sa?
Condivido raramente le palate di merda che si lanciano contro libri “semplici” e di successo. Per me, una certa importanza ce l’hanno. E, nel caso specifico, lo dico anche se di Moccia ho letto cinque righe e poi non ne ho voluto più sapere.
Da ragazzino i miei primi libri furono di Salgari, Dumas, Verne e Kipling. Questo c’era, e fui fortunato. Se avessi trovato un Moccia anni ’60, magari avrei iniziato a leggere grazie a lui. E non me ne sarei vergognato. Forse, coi soldi incassati con Moccia, un editore si può permettere di far esordire un nome nuovo. Qualcuno che scrive quei romanzi solipsistici e tormentati che piacciono all’autore medesimo e al suo psicanalista.
Su altro versante, molti “film d’autore” sono stati prodotti grazie ai soldi incassati con le pellicole di Bud Spencer e Terence Hill, o di Tomas Milian e Bombolo. Per non parlare delle valanghe di denari piovuti con i film di Alvaro Vitali.
Tornando a bomba, personalmente ho fatto indigestione di Woodhouse, Jerome K Jerome, di gialli Mondadori e di Segretissimo. Tra tutto ciò, non ricordo alcuna opera d’arte. Ma mi sono piaciuti, mi hanno divertito. E ho imparato. Spero di imparare ancora, perché io ne ho bisogno.

12 giugno 2009

remo, fai leggere al giudice un tuo libro. l’assoluzione per infermità mentale non te la leva nessuno :-)

12 aprile 2009

i giornali sono più liberi di quanto i lettori pensino, e meno liberi di quanto i giornalisti vorrebbero. ciò detto, sono felice di essermi occupato sempre di cronaca nera. a me nessuno mi ha mai chiesto di far passare per semplicemente ferito un mort’ammazzato. non si può. mi occupo di sangue e merda: le cose più pulite del giornalismo.

8 aprile 2009

c’è qui a due passi dal messaggero una pizzeria-kebab e cazzi vari gestita da un negro. non so esattamente di dove minchia sia, ma è bravo e intelligente. qualche giorno fa mangio qualcosa e lui mi chiede 6 euro. avevo solo una banconota da 50. “non ho resto amico, non c’è problema”, dice. io te li porterò, tranquillo, ché sto qui al messaggero. “va bene, non fa niente, amico”.
stamattina sono andato con i sei euro. “ma dai, non c’era problema”, insiste. comunque riesco a dargli i 6 euro e lui mi regala una crocchetta di patate. le crocchette mi piacciono, ma a quell’ora avrei preferito mangiare una manciata di chiodi. comunque la ingoio e lo saluto.
una settimana fa, in un bar di italiani bianchi dovevo pagare 4,60 euro. ne avevo spicci 4,50. “o questo oppure ho una banconota da 50”, ho detto.
hanno preso la banconota e hanno fatto il giro dei negozi per cambiarla in modo da farmi pagare esattamente 4,60.
spero che a quel bar si sfasci il cesso e vada a male come minimo tutta la maionese.

15 gennaio 2009

grande la banda e grande buscaglione.
fred era l’unico, ma proprio unico idolo di un mio amico, Rino Gaetano.
Morì in macchina contro un palo Fred, morì in macchina contro un palo Rino. Coincidenze….forse.
Nella macchina di Rino, quella notte ci dovevo essere anche io. Ma questa è un’altra storia.