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	<title>Commenti a: voci di periferia</title>
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		<title>Di: mariobianco</title>
		<link>http://remobassini.wordpress.com/2008/05/01/voci-di-borgata/#comment-477</link>
		<dc:creator>mariobianco</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2008 21:42:36 +0000</pubDate>
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		<description>Messer Vasari dicea che le opre d&#039;Arte tanto più son belle quanto più son somiglianti al vero.
Di fatto chi vide i suoi dipinti o affreschi sa che, più che al vero, si ispirò alle opere allo stile  del suo amato maestro Michelangelo; il quale non rifaceva il vero, ma lo rimontava a suo gusto, tendenza e talento.
Ora si sta rinnovando la voga che il &quot;bello e il buono&quot; (in narrativa) deve essere ispirato al vero, perché testimoniare, ridire il vero, o quel che ci sembra vero è bene, è impegnato, si cambia la realtà in meglio scrivendo del vero, o forse vende  di più, o il mercato vuole così.
E sono brutti segnali, per me, se ci si ricorda, sia del realismo socialista, sia della letteratura &quot;impegnata&quot; degli anni&#039;50 e &#039;60; una caterva di opere dimenticate che &quot;dovevano educare&quot; le masse.
Primo Levi diede la sua testimonianza, del suo &quot;vero&quot; non ortodosso, e fu subito castigato da chi sapeva come si scriveva secondo ortodossia. 
Però dopo qualche anno, se n&#039;accorsero, i luminari, che la sua interpretazione del vero era personale e profondissima.
Il vero, il reale è &#039;na cosa; 
la narrativa, le arti, viaggiano su binari diversi, sono una interpretazione della realtà  o realtà parallele e possono essere metafora, allegoria, simbolo, gioco, ironia et cetera.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Messer Vasari dicea che le opre d&#8217;Arte tanto più son belle quanto più son somiglianti al vero.<br />
Di fatto chi vide i suoi dipinti o affreschi sa che, più che al vero, si ispirò alle opere allo stile  del suo amato maestro Michelangelo; il quale non rifaceva il vero, ma lo rimontava a suo gusto, tendenza e talento.<br />
Ora si sta rinnovando la voga che il &#8220;bello e il buono&#8221; (in narrativa) deve essere ispirato al vero, perché testimoniare, ridire il vero, o quel che ci sembra vero è bene, è impegnato, si cambia la realtà in meglio scrivendo del vero, o forse vende  di più, o il mercato vuole così.<br />
E sono brutti segnali, per me, se ci si ricorda, sia del realismo socialista, sia della letteratura &#8220;impegnata&#8221; degli anni&#8217;50 e &#8216;60; una caterva di opere dimenticate che &#8220;dovevano educare&#8221; le masse.<br />
Primo Levi diede la sua testimonianza, del suo &#8220;vero&#8221; non ortodosso, e fu subito castigato da chi sapeva come si scriveva secondo ortodossia.<br />
Però dopo qualche anno, se n&#8217;accorsero, i luminari, che la sua interpretazione del vero era personale e profondissima.<br />
Il vero, il reale è &#8216;na cosa;<br />
la narrativa, le arti, viaggiano su binari diversi, sono una interpretazione della realtà  o realtà parallele e possono essere metafora, allegoria, simbolo, gioco, ironia et cetera.</p>
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		<title>Di: remo</title>
		<link>http://remobassini.wordpress.com/2008/05/01/voci-di-borgata/#comment-475</link>
		<dc:creator>remo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2008 18:02:47 +0000</pubDate>
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		<description>torno al mio post, lucia.
ho detto che io non conosco le borgate romane.
ho detto che forse ho vissuto un&#039;espereineza di borgata anloga, al nord.
dico anche che quella cosa - pubblicata solo in rete - la sento come una cosa &quot;vera&quot;, molto vera.
ma ho anche pensato che quando io ero lì con quei ragazzi ero comunque percepito come una presenza estranea e quindi posso supporre che condizionavo il loro modo di essere e di esprimersi.
solo questo.
non ho detto che non si debba scrivere.
anzi, il modo di scrivere di siti è, a mio avviso, serio.
un po&#039; come lucarelli nel versante dei gialli.
non è né un poliziotto né un rapinatore: ma si informa, e i suoi libri sono veri e falsi come vere e false sono tutte le opere d&#039;arte.
e i suoi libri mi piacciono.
ciao lucia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>torno al mio post, lucia.<br />
ho detto che io non conosco le borgate romane.<br />
ho detto che forse ho vissuto un&#8217;espereineza di borgata anloga, al nord.<br />
dico anche che quella cosa &#8211; pubblicata solo in rete &#8211; la sento come una cosa &#8220;vera&#8221;, molto vera.<br />
ma ho anche pensato che quando io ero lì con quei ragazzi ero comunque percepito come una presenza estranea e quindi posso supporre che condizionavo il loro modo di essere e di esprimersi.<br />
solo questo.<br />
non ho detto che non si debba scrivere.<br />
anzi, il modo di scrivere di siti è, a mio avviso, serio.<br />
un po&#8217; come lucarelli nel versante dei gialli.<br />
non è né un poliziotto né un rapinatore: ma si informa, e i suoi libri sono veri e falsi come vere e false sono tutte le opere d&#8217;arte.<br />
e i suoi libri mi piacciono.<br />
ciao lucia</p>
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	<item>
		<title>Di: luciamarchitto</title>
		<link>http://remobassini.wordpress.com/2008/05/01/voci-di-borgata/#comment-474</link>
		<dc:creator>luciamarchitto</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2008 17:35:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://remobassini.wordpress.com/?p=107#comment-474</guid>
		<description>ma Remo una cosa è fare giornalismo un&#039;altra è scrivere un romanzo o un racconto, certo che ognuno di noi ogni giorno torna alla propria realtà, vive la propria vita e non potrà mai vivere quella degli altri, se si dovesse scrivere (mi ripeto) solo di ciò che si conosce si scriverebbe soltanto la propria autobiografia. A volte (se uno scrittore è bravo)un libro e i suoi personaggi  possono essere sentiti più veri delle persone reali questo perchè chi sa scrivere coglie nel profondo e rende universale sentimenti e sensazioni. Perchè chi scrive in questo modo è uno speciale interprete della vita e sa scegliere le giuste parole, quelle essenziali, quelle particolar, perchè la persona reale che la sta vivendo non potrebbe mai racontarla meglio. La parola chi la ama, soltanto chi la ama veramente la sa usare quando serve. Ed è attraverso la parola che uno scrittore dipinge l&#039;uomo e il suo mondo. La parola che sa trasformarsi in coltello o piuma per raccontare il dolore, la gioia, la rabbia, l&#039;impotenza e la potenza, la solitudine o la moltitudine, o il vuoto.
 Disse un grande scrittore di un suo libro &quot;A volte un libro è più grande di noi&quot; ed aveva ragione.
Leggendo in  giro mi rendo conto che forse oggi ciò che conta  mi pare non sia tanto il libro ma chi lo ha scritto. Questo protagonismo è figlio evidente della nostra società, della televisione in particolar modo,  Ma è un discorso troppo lungo per un commento perciò mi fermo qui e ti chiedo scusa per la lungaggine. Ciao Lucia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ma Remo una cosa è fare giornalismo un&#8217;altra è scrivere un romanzo o un racconto, certo che ognuno di noi ogni giorno torna alla propria realtà, vive la propria vita e non potrà mai vivere quella degli altri, se si dovesse scrivere (mi ripeto) solo di ciò che si conosce si scriverebbe soltanto la propria autobiografia. A volte (se uno scrittore è bravo)un libro e i suoi personaggi  possono essere sentiti più veri delle persone reali questo perchè chi sa scrivere coglie nel profondo e rende universale sentimenti e sensazioni. Perchè chi scrive in questo modo è uno speciale interprete della vita e sa scegliere le giuste parole, quelle essenziali, quelle particolar, perchè la persona reale che la sta vivendo non potrebbe mai racontarla meglio. La parola chi la ama, soltanto chi la ama veramente la sa usare quando serve. Ed è attraverso la parola che uno scrittore dipinge l&#8217;uomo e il suo mondo. La parola che sa trasformarsi in coltello o piuma per raccontare il dolore, la gioia, la rabbia, l&#8217;impotenza e la potenza, la solitudine o la moltitudine, o il vuoto.<br />
 Disse un grande scrittore di un suo libro &#8220;A volte un libro è più grande di noi&#8221; ed aveva ragione.<br />
Leggendo in  giro mi rendo conto che forse oggi ciò che conta  mi pare non sia tanto il libro ma chi lo ha scritto. Questo protagonismo è figlio evidente della nostra società, della televisione in particolar modo,  Ma è un discorso troppo lungo per un commento perciò mi fermo qui e ti chiedo scusa per la lungaggine. Ciao Lucia</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: remo</title>
		<link>http://remobassini.wordpress.com/2008/05/01/voci-di-borgata/#comment-473</link>
		<dc:creator>remo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2008 15:57:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://remobassini.wordpress.com/?p=107#comment-473</guid>
		<description>elena, 
ricordo anche io un primo maggio, di sole, anni fa, a torino.
sarò al salone domenica, da mezzogiorno e fino alla chiusura.
ciao

grazie titty:
in fondo l&#039;onestà intellettuale di siti sta proprio nell&#039;uso dei registri.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>elena,<br />
ricordo anche io un primo maggio, di sole, anni fa, a torino.<br />
sarò al salone domenica, da mezzogiorno e fino alla chiusura.<br />
ciao</p>
<p>grazie titty:<br />
in fondo l&#8217;onestà intellettuale di siti sta proprio nell&#8217;uso dei registri.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: e.l.e.n.a.</title>
		<link>http://remobassini.wordpress.com/2008/05/01/voci-di-borgata/#comment-472</link>
		<dc:creator>e.l.e.n.a.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2008 15:13:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://remobassini.wordpress.com/?p=107#comment-472</guid>
		<description>&quot;Eppure loro erano nati violentati&quot;.
questa frase è un pugno allo stomaco. eppure.
c&#039;è un eppure che ci permette di pensare che non sia tutto scritto in un destino ineludibile. c&#039;è uno spiraglio. una speranza come l&#039;ha chiamata qualcuno. senza fare della psicologia spicciola o dell&#039;inutile buonismo, credo sia maggiormente possibile &quot;recuperare&quot; certi soggetti, che non altri ragazzi &quot;di buona famiglia&quot; annoiati da sé stessi e dalla vita che taglieggiano i compagni di classe per puro divertimento, riprendono col telefonino, la compagna che ci sta (o la costringono a starci) nei cessi della scuola e via dicendo.

intanto ti ringrazio per la citazione di quel lontano post.
ieri ero in piazza. com&#039;è diverso questo (questi ultimi a dire il vero) primo maggio da quello che ricordavo di me bambina. ci si legge la consapevolezza (non rassegnazione ma consapevolezza) di un qualcosa che non si è realizzato. e, in un certo senso, si fatica a crederlo.

da ultimo: ci sarai in qualche momento al salone del libro e dintorni?

ciao.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Eppure loro erano nati violentati&#8221;.<br />
questa frase è un pugno allo stomaco. eppure.<br />
c&#8217;è un eppure che ci permette di pensare che non sia tutto scritto in un destino ineludibile. c&#8217;è uno spiraglio. una speranza come l&#8217;ha chiamata qualcuno. senza fare della psicologia spicciola o dell&#8217;inutile buonismo, credo sia maggiormente possibile &#8220;recuperare&#8221; certi soggetti, che non altri ragazzi &#8220;di buona famiglia&#8221; annoiati da sé stessi e dalla vita che taglieggiano i compagni di classe per puro divertimento, riprendono col telefonino, la compagna che ci sta (o la costringono a starci) nei cessi della scuola e via dicendo.</p>
<p>intanto ti ringrazio per la citazione di quel lontano post.<br />
ieri ero in piazza. com&#8217;è diverso questo (questi ultimi a dire il vero) primo maggio da quello che ricordavo di me bambina. ci si legge la consapevolezza (non rassegnazione ma consapevolezza) di un qualcosa che non si è realizzato. e, in un certo senso, si fatica a crederlo.</p>
<p>da ultimo: ci sarai in qualche momento al salone del libro e dintorni?</p>
<p>ciao.</p>
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	<item>
		<title>Di: Tittyna</title>
		<link>http://remobassini.wordpress.com/2008/05/01/voci-di-borgata/#comment-471</link>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2008 14:33:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://remobassini.wordpress.com/?p=107#comment-471</guid>
		<description>Sono d&#039;accordo con Remo, il punto non è raccontare realtà che possono non appartenerci, per quanto si possa viverle anche quotidianamente, e per un lungo periodo.
Io credo che la differenza sia nel dire: io ho visto, io ho sentito, io ho raccontato. Tutto questo si può dire.
E&#039; dire &quot;io capisco&quot;, che non è possibile per chi si sveglia al mattino in una realtà completamente diversa. Perchè è quello il punto: se non ci sei veramente dentro, non puoi capire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con Remo, il punto non è raccontare realtà che possono non appartenerci, per quanto si possa viverle anche quotidianamente, e per un lungo periodo.<br />
Io credo che la differenza sia nel dire: io ho visto, io ho sentito, io ho raccontato. Tutto questo si può dire.<br />
E&#8217; dire &#8220;io capisco&#8221;, che non è possibile per chi si sveglia al mattino in una realtà completamente diversa. Perchè è quello il punto: se non ci sei veramente dentro, non puoi capire.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: remo</title>
		<link>http://remobassini.wordpress.com/2008/05/01/voci-di-borgata/#comment-470</link>
		<dc:creator>remo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2008 11:28:39 +0000</pubDate>
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		<description>annalisa e gea
infatti: a questi ragazzi manca qualcosa. In birreria, una sera, ne ho sentiti alcuni di buona famiglia che raccontavano d&#039;essere stati a Praga. Testuale: sull&#039;autobus, abbiamo fatto sentire a tutti come scoreggiano gli italiani.
no, gea, ti sei spiegata benissimo.
annalisa, ti parlo dei &quot;miei&quot; ragazzi, ora. anni prima in quel quartiere, dove c&#039;è anche un campo nomadi, c&#039;era un prete salesiano. che ha lasciato un segno. per esempio: ha bussato a tante porte finché non ha trovato lavoro a una ragazza sinti che voleva lavorare. e il suo era un oratorio aperto anche agli utlimi.
poi se n&#039;è andato, purtroppo.
sempre in quel quartiere c&#039;è un&#039;altra chiesa. dove c&#039;era un prete che non li voleva quei ragazzini di unidic, dodici anni, figli del disagio. e che televa separati i maschi dalla femmine.
anche lui ha lasciato un segno. per quei ragazzi, i tamarri che ho conosciuto io, la chiesa è un luogo per tutti ma non per loro.

lucia, ti ringrazio, così mi posso spiegare meglio.
io mi ispiro, e imparo, da pasolini e siti.
non ci fossero loro la borgata, le sue evoluzioni, le sue similitudini con gli altri quartieri, o differenze, non sarebbe stata descritta.
meglio loro dei giornali, meglio loro dei trattati di sociologia.
poi sia siti e pasolini sono scrittori che si sporcano le mani (uso il presente).
vanno in borgata, tra rutti, bestemmie, gente coi denti cariati e il coltello in tasca, oppure gente che sembra un delinquente e che invece è meglio del tuo vicino di casa, vanno, insomma, e poi ne scrivono.
e per me sono dei punti di riferimento.
ma leggendo l&#039;articolo del Venerdì ho pensato che comunque l&#039;intellettuale, lo scrittore, l&#039;assistente sociale di quel mondo non è parte.
è comunque un intruso.
imn primo luogo: la borgata &quot;sa&quot; che tu ti sveglierai in una casa riscaldata, &quot;sa&quot; che tu non sei un figlio di mignotta, &quot;sa&quot; che tu non hai gli stessi suoi problemi, gli stessi ritmi. e quando tu sei lì, e ne vuoi carpire i segreti, la borgata comunque ti percepisce come un elemento estraneo.
ed è, questa, una sensazione che ho provato io, negli anni in cui ho fatto volontariato in carcere, o quando sono stato lì, tra quei ragazi difficili.
certo tu ci capisci, ma domattina ti sveglierai in una casa riscaldata e non avrai i nostri stessi problemi.
nessuno me l&#039;ha mai detta questa frase, ma io è come se l&#039;avessi sentita.
ti dirò di più cara lucia.
penso che siti, magari con dei distinguo, sia d&#039;accordo con me.

io, cara lucia, ho scritto di prostitute.
viste, conosciute, anche apprezzate facendo il portiere di notte...
le contraddizoni della scrittura: ma qui si rischia di aprire un capitolo infinito
grazie lucia

</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>annalisa e gea<br />
infatti: a questi ragazzi manca qualcosa. In birreria, una sera, ne ho sentiti alcuni di buona famiglia che raccontavano d&#8217;essere stati a Praga. Testuale: sull&#8217;autobus, abbiamo fatto sentire a tutti come scoreggiano gli italiani.<br />
no, gea, ti sei spiegata benissimo.<br />
annalisa, ti parlo dei &#8220;miei&#8221; ragazzi, ora. anni prima in quel quartiere, dove c&#8217;è anche un campo nomadi, c&#8217;era un prete salesiano. che ha lasciato un segno. per esempio: ha bussato a tante porte finché non ha trovato lavoro a una ragazza sinti che voleva lavorare. e il suo era un oratorio aperto anche agli utlimi.<br />
poi se n&#8217;è andato, purtroppo.<br />
sempre in quel quartiere c&#8217;è un&#8217;altra chiesa. dove c&#8217;era un prete che non li voleva quei ragazzini di unidic, dodici anni, figli del disagio. e che televa separati i maschi dalla femmine.<br />
anche lui ha lasciato un segno. per quei ragazzi, i tamarri che ho conosciuto io, la chiesa è un luogo per tutti ma non per loro.</p>
<p>lucia, ti ringrazio, così mi posso spiegare meglio.<br />
io mi ispiro, e imparo, da pasolini e siti.<br />
non ci fossero loro la borgata, le sue evoluzioni, le sue similitudini con gli altri quartieri, o differenze, non sarebbe stata descritta.<br />
meglio loro dei giornali, meglio loro dei trattati di sociologia.<br />
poi sia siti e pasolini sono scrittori che si sporcano le mani (uso il presente).<br />
vanno in borgata, tra rutti, bestemmie, gente coi denti cariati e il coltello in tasca, oppure gente che sembra un delinquente e che invece è meglio del tuo vicino di casa, vanno, insomma, e poi ne scrivono.<br />
e per me sono dei punti di riferimento.<br />
ma leggendo l&#8217;articolo del Venerdì ho pensato che comunque l&#8217;intellettuale, lo scrittore, l&#8217;assistente sociale di quel mondo non è parte.<br />
è comunque un intruso.<br />
imn primo luogo: la borgata &#8220;sa&#8221; che tu ti sveglierai in una casa riscaldata, &#8220;sa&#8221; che tu non sei un figlio di mignotta, &#8220;sa&#8221; che tu non hai gli stessi suoi problemi, gli stessi ritmi. e quando tu sei lì, e ne vuoi carpire i segreti, la borgata comunque ti percepisce come un elemento estraneo.<br />
ed è, questa, una sensazione che ho provato io, negli anni in cui ho fatto volontariato in carcere, o quando sono stato lì, tra quei ragazi difficili.<br />
certo tu ci capisci, ma domattina ti sveglierai in una casa riscaldata e non avrai i nostri stessi problemi.<br />
nessuno me l&#8217;ha mai detta questa frase, ma io è come se l&#8217;avessi sentita.<br />
ti dirò di più cara lucia.<br />
penso che siti, magari con dei distinguo, sia d&#8217;accordo con me.</p>
<p>io, cara lucia, ho scritto di prostitute.<br />
viste, conosciute, anche apprezzate facendo il portiere di notte&#8230;<br />
le contraddizoni della scrittura: ma qui si rischia di aprire un capitolo infinito<br />
grazie lucia</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: lucia</title>
		<link>http://remobassini.wordpress.com/2008/05/01/voci-di-borgata/#comment-469</link>
		<dc:creator>lucia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2008 10:17:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://remobassini.wordpress.com/?p=107#comment-469</guid>
		<description>&quot;Siti però, al mattino quando si sveglia si sveglia e non è in borgata. E’ in una casa elegante (suppongo), ben riscaldata, pulita.&quot; Caro Remo questa frase e un po&#039; l&#039;articolo in generale mi lascia un po&#039; così, come dire dubbiosa, nel senso che la vedo fuoriluogo, un po&#039; (mi sbaglio sicuramente) come un&#039;accusa o come dire &quot;non può parlare d disagio uno che vive in una casa elegante&quot; ed è appunto questo che non condivido è come dire che puoi creare un personaggio che è un assassino, che puoi svilupparlo bene soltanto se sei un assassino. Lo scrittore non è tutto ciò che scrive, non può esserlo, questo non vuol dire che non sappia cogliere e rappresentare tutti i risvolti psicologici di un assassino, dipende tutto dallo sguardo che ha verso il mondo, dalla sensibilità, dalla conoscenza dei meccanismi di difesa o di offesa della persona umana, dallo studio di un certo tema, e anche dalla percezione della realtà. Non ho letto Siti e forse ho interpretato male le tue parole, nel tal caso mi scuso, buona giornata Lucia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Siti però, al mattino quando si sveglia si sveglia e non è in borgata. E’ in una casa elegante (suppongo), ben riscaldata, pulita.&#8221; Caro Remo questa frase e un po&#8217; l&#8217;articolo in generale mi lascia un po&#8217; così, come dire dubbiosa, nel senso che la vedo fuoriluogo, un po&#8217; (mi sbaglio sicuramente) come un&#8217;accusa o come dire &#8220;non può parlare d disagio uno che vive in una casa elegante&#8221; ed è appunto questo che non condivido è come dire che puoi creare un personaggio che è un assassino, che puoi svilupparlo bene soltanto se sei un assassino. Lo scrittore non è tutto ciò che scrive, non può esserlo, questo non vuol dire che non sappia cogliere e rappresentare tutti i risvolti psicologici di un assassino, dipende tutto dallo sguardo che ha verso il mondo, dalla sensibilità, dalla conoscenza dei meccanismi di difesa o di offesa della persona umana, dallo studio di un certo tema, e anche dalla percezione della realtà. Non ho letto Siti e forse ho interpretato male le tue parole, nel tal caso mi scuso, buona giornata Lucia</p>
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