Pensate di aver scritto un buon libro e vorreste proporlo all’editoria, affinché venga almeno letto?
Qualcuno vi dirà: rinuncia, le case editrici pubblicano solo i raccomandati.
La case editrici pubblicano i raccomandati?
Rispondo dopo.
Torno a chi ha un manoscritto da proporre.
Ha due avversari:
- le case editrici, se invii un manoscritto pensano “che palle” un altro che si crede Joyce o Camilleri.
- un esercito di aspiranti scrittori che intasano le case editrici con proposte editoriali che possono essere valide, ma che a volte sono boiate stratosferiche.
perché se è vero che io ho letto dei manoscritti che sono stati bocciati e che io non capisco perché siano stati bocciati, è altrettanto vero che tante gente scrive pensando di essere un “artista” e invece ha delle lacune da scuola dell’obbligo. Gente, soprattutto, che non legge.
Allora Sandrone Dazieri nel suo blog dà queste indicazioni agli aspiranti scrittori.
Ecco il suo decalogo.
Penso che sia il decalogo per chi aspira a pubblicare per Mondadori o case editrici grandi e grandissime.
Perché ci son tante varianti, ogni casa editrice, insomma, fa storia a sé.
Chi non legge il manoscritto, chi legge solo la sinossi, chi legge, chi accetta anche il formato elettronico, chi dice di non spedire quando c’è la fiera di Francoforte.
Ma soprattutto nel decalogo manca una verità: volete essere letti con un minimo di attenzione? Bene, potete spedire e sperare, ma se volete avere qualche possibilità in più dovete essere segnalati da qualcuno.
A me non è successo.
Spedii a Mursia, spedii a Fernandel, che mi pubblicarono. La NewtonCompton, invece, fu lei a contattarmi: abbiamo letto che stai scrivendo un libro, ci interesserebbe pubblicarlo, ci puoi mandare una sinossie un capitolo?
(Questa è la storia della pubblicazione de La donna che parlava con i morti).
Sta di fatto che in questi anni oltre a scrivere e lavorare, ovvio, io abbia letto anche dei manoscritti. E li abbia segnalati a qualche editore che io conosco.
Se a un manoscritto si dà un’occhiata, quando va bene, a un manoscritto “segnalato” se ne danno due.
E’ cosa questa che non si dice perché poi capita quello che già capita alle case editrici: l’intasamento di proposte.
Scrittori ed editor sono perseguitati dalle richieste di persone che vorrebbero un giudizio e, magari, anche essere segnalati.
Spesso succede che i più rompicoglioni e i più testardi riescano a farsi prendere in considerazione.
Ergo: la timidezza, o il restare nel proprio cantuccio non paga.
Prendiamo però il caso Saviano.
Un aspirante scrittore che viene letto e poi pubblicato (lasciamo perdere che sia diventato un caso) da Mondadori.
Come ha fatto Saviano a essere preso in considerazione de Mondadori? Sparo, ora, una supposizione: grazie a Nazione Indiana.
Ma non perché era ed è uno degli autori di Nazione Indiana: semplicemente perché scriveva cose di un certo interesse e le scriveva bene.
Ripeto, questa è una mia supposizione.
Come ha fatto De Carlo a essere pubblicato? Narra la leggenda o forse è verità che sia andato a casa di Calvino con il manoscritto di quello che è diventato il suo primo libro.
E poi. Non dimenticherò mai un’intervista letta in rete. Domanda a uno scrittore: come sei arrivato alla pubblicazione? Risposta: Non ci crederai, ma è semplicemente successo che mia madre un giorno ha incontrato il tal editore, che è un suo conoscente, e gli ha dato il mio manoscritto.
C’è quindi anche la strada… della mamma, insomma.
Quindi.
Va bene spedire il proprio manoscritto e accendere un cero se si è credenti, va meglio se si spedisce con annessa segnalazione.
Le case editrici son come vigili pigri.
Gestiscono male quindi gli ingorghi dei manoscritti.
Per passare ci vuole una sirena, un lasciapassare, qualcosa.
Ma magari mi sbaglio.
come farsi leggere dagli editori
Posted in Uncategorized on febbraio 8, 2010 by remoil mio giornale sulla bilancia
Posted in Uncategorized on febbraio 7, 2010 by remoC’è crisi, nella carta stampata.
Nel mio giornale per fortuna no.
Penso d’essere stato un buon timoniere.
Tra qualche giorno ci sarà una cena con giornalisti e collaboratori: se sono stato un buon timoniere (o capitano) lo devo anche a loro, che mi hanno seguito e apprezzato.
Non mi frega di sapere se questi collaboratori son di destra, sinistra e centro. Quando fai giornalismo devi “solo” dire le cose come stanno.
Provarci, con onestà.
Chiaro, non piace al potere. Ma la gente poi ti ripaga.
Ho assunto la direzione nel 2005, era il primo di aprile.
Più volte, sul mio giornale, ho scritto: nel caso il giornale dovesse vendere di meno rispetto agli anni precedenti (2004, 2003, 2002) io il alzo i tacchi, perché significa che non sono un buon timoniere.
Bene, nel 2007 il giornale ha registrato il record di vendite.
(Con una leggera riduzione della forza lavoro, perché ho concesso il part time ha una mia collega mamma, che era a tempo pieno).
L’anno scorso, piena crisi dell’editoria, non abbiamo tenuto i livelli del 2007 ma le vendite vanno meglio rispetto al 2004, 2003, 2002.
Ho scritto anche un’altra cosa, sul giornale: ci fossero interferenze degli editori (il padrone in redazione, insomma) io alzerei i tacchi.
Sulle vendite ho rischiato, però, e tanto.
Allora, si sa che – a prescindere di quello che dichiara la gente - è la cronaca nera l’argomento trainante: più morti ci sono, meglio se morti ammazzati, meglio se le morti son cruente, e più un giornale vende.
Bene, io ho ridotto, e tanto, l’impatto con la nera, in prima pagina.
Nell’editoria libraria alcuno sostengono che una buona copertina e un buon titolo siano tutto. Che siano questi due elementi, cioè, a determinare o meno il successo di un libro.
Nell’editoria giornalistica, soprattutto locale, si dice in buona sostanza la stessa cosa: che tutto dipende dalla prima pagina e dai titoli di cronaca nera.
In parte è vero.
Una morte cruenta, un delitto efferato, specie se corredato da fotografie, fanno vendere molto di più: sì, ma quel singolo numero.
Se invece uno punta a fidelizzare più lettori deve fare un discorso basato su tutto il giornale: dalla prima all’ultima pagina.
Se un giornale è solo la prima pagina, e tanti giornali locali sono solo la prima pagina, il giornale vivacchia di speranza: che capiti qualcosa.
Badate bene, però, ché quello che scrivo io, ora, può sembrare una sorta di autocelebrazione o autoincensamento.
In parte lo è, di sicuro è anche qualcosa che non dovrei scrivere: perché quando tu, direttore, dici che vuoi fare un giornale con non sia servile e che racconti e che denunci non sei il massimo della vita per un editore.
Un editore pensa: c’è di meglio.
Il meglio, per un editore è: un direttore che faccia credere di raccontare tutto, ma che poi medi, abbia un occhio di riguardo per esempio col mondo politico-istituzionale che poi ripagherà quest’occhio di riguarda con pagine di pubblicità.
Quando Berlusconi s’incazzò con Repubblica e invitò a non fare pubblicità su Repubblica io feci, tra me e me, i complimenti a Berlusconi: diceva, pubblicamente, quel che il Potere politico fa, da anni.
Un sindaco favorisce l’insediamento di un centro commerciale?
Se tu giornale sarai gentile tanto col sindaco quanto col centro commerciale ti arriverà pubblicità, se fai lo stronzo e dici cose che non piacciono o al sindaco o al centro commerciale, certo, te lo dirà nessuno questo, ma – magicamente – tu vedrai che la pubblicità finirà nelle testate che sanno come va il mondo (è questo, direi, il grande difetto di tanta editoria locale: deve essere “gentile” per sopravvivere).
Così va il mondo, così va il mio giornale per ora.
Che certe volte non mi soddisfa, vorrei maggiori approfondimenti, meno foto stupide di inaugurazioni, e più storie: di gente comune.
E si sbaglia, anche.
Un paio di mesi fa mi scrive una lettrice.
Perché avete scritto quell’articolo in quel modo?
L’articolo raccontava di una signora sposata che aveva avuto un amante bello e giovane ed extracomunitario. E che un giorno questo amante aveva iniziato a ricattarla: o mi dai i soldi o dico tutto a tuo marito. Lei aveva denunciato la cosa in questura, la questura aveva arrestato l’amante ricattatore, la signora vedeva finire la vicenda nel modo migliore: nessuno avrebbe saputo, di lei, nemmeno il marito.
Oddio la questura avrebbe potuto evitare di dire che si trattava di una signora (ora non ricordo bene) se di 43 o 42 anni. E poteva evitare di dire che l’amante-ricattatore era prestante. Ché tanti mariti di signore di 43 (o 42 anni) avran cominciato a farsi domande.
Noi però quel pezzo l’avevamo scritto male: dal momento che la signora sarebbe rimasta anonima il mio giornalista (è molto bravo, molto giovane, molto faccia di culo) si era sbizzarrito un po’ troppo in esercizi, diciamo, di fantasia non erotica, ma quasi.
Avremmo fatto meglio a raccontare in modo secco. E di errori così ne ho da raccontare.
Ma anche di giornate passate a fare bene il nostro mestiere.
Sono del segno della bilancia, quindi soppeso tutto, ogni giorno.
Con i miei editori ho spesso dissapori. Ma riguardano la “logistica” e le cose pratiche del giornale: distribuzione, sistema editoriale, investimenti.
Mai chiesto un centesimo, per me. Per i collaboratori invece sì.
Ciro Paglia, grandissimo giornalista da cui ho solo da imparare, mi dice che io son fortunato.
Io però di notte, a volte, sogno di aprire un giornale: solo mio.
(Anche una casa editrice, ma meno. Oppure sogno di tornare a fare il portiere di notte in un albergo: che è il lavoro più bello che ho fatto, in vita mia).
c’era del marcio in danimarca
Posted in Uncategorized on febbraio 5, 2010 by remo«In Italia essere furbi è qualcosa di positivo, in Danimarca è una cosa brutta».
Martin Jorgensen, ex giocatore della Fiorentina appena rientrato in Danimarca ha dichiarato queste cose.
Insomma: “c’è del marcio in Danimarca” va mica più bene.
Dice altre due cose, Martin Jorgensen: «In Italia avete tutto, ma lo rovinate».
Magari ha ragione: mica conosco la Danimara, io, mai stato.
Poi, sulla furbizia aggiunge: «Ci vorrebbe più rispetto per le regole».
Poteva dire, Ci vorrebbe più rispetto, e basta.
Io son rimasto stupito dei bagni in Spagna: quelli degli uomini sono puliti, e non sembra vero. Mica c’è scritto che bisogna tirare l’acqua.
Che poi, mica vero che solo gli uomini son sporcaccioni.
Allora, mese di agosto del 2008, sono a Imperia, Marino Magliani presenta me e il mio libro, uscito per la Newton.
Prima di inziare succede che mi scappa.
Vado in bagno, c’è qualcuno che impiega troppo.
Qualcuno mi suggerisce di andare in quello delle donne.
Vabbè, mai fatto, ma visto che si sta facendo tardi, e che c’è pure una troupe della Rai, e ci sono, miracolo, cinquanta persone, vado nel bagno riservato alle donne.
E incrocio una bella, bella ragazza.
Bella tanto. Lei esce dal bagno, io entro.
Ed ccomi dentro: la bella ragazza ha lasciato uno schifo da vomito.
Immaginate, se volete, che io mi fermo.
Ci son rimasto, ma come, pure le belle ragazze?, mi son chiesto mentre – turandomi il naso – facevo pipì davanti alla scritta che diceva di non gettare assorbenti…
vecchia piccola editoria…
Posted in Uncategorized on febbraio 3, 2010 by remoSu Nazione Indiana ho appena finito di leggere un bell’articolo (onesto, sincero articolo, mi pare) di Helena Janeczek, editor che lavora per Mondadori.
Il post è questo.
Allora, mi sto interrogando: cosa penso io del pubblicare o meno con un’editrice il cui azionista di riferimento sia Silvio Berlusconi?
Facciamo prima un passo indietro (giuro: sarò onesto).
Ho mai pensato di pubblicare con Mondadori, Einaudi, Frassinelli eccetera?
Sì, l’ho presa in considerazione questa ipotesi.
Perlomeno tre volte.
1. Una volta rivolgendomi proprio ad Helena Janeczek. Più o meno le scrissi, Ti allego la sinossi e qualche capitolo del mio primo libro, Il quaderno delle voci rubate, che in pratica, dopo l’editing che mi fece Laura Bosio, fu pubblicato ma solonella mia città, Vercelli.
Helena Janeczek mi rispose più o meno così: Dammi del tempo, ho tanta roba arretrata, ma prima o poi ti dirò qualcosa.
2. Due, tre mesi fa ho inviato in lettura a Frassinelli, Einaudi e Piemme (ma anche a Rosella Postorino di Stile Libero) il mio ultimo manoscritto, Di bestemmie e folli amori.
3. Tra le amicizie che ho su facebook c’è anche Sandrone Dazieri. Allora, Di bestemmie e folli amori avrei voluto inviarlo a Mondadori, ma con le stesse modalità seguite da un esordiente; e un esordiente, stando alle indicazioni del sito, deve prima telefonare per ricevere le indicazioni sulla spedizione. La telefonata va fatta entro le 10,30. Ho un problema io (e i lettori di questo blog lo sanno). Dormo, e dormo bene, solo dalle 5 alle 10. Da anni. E al mattino, alle 10, sono incapace di intendere ma non di volere: voglio solo silenzio, un caffè, la prima sigaretta, poi il secondo caffè, poi il primo sigaro. Allora, ho scritto a Dazieri: Mi sai dire a che indirizzo spedire? Ché sul sito non è chiaro. Nessuna risposta. Nessun problema: non ho spedito Di bestemmie e folli amori a Mondadori e va bene così.
3. Vengo ora a Bastardo posto, il libro che doveva uscire con la Newton Compton già l’anno scorso, al salone del libro. Allora, Bastardo posto non uscirà più con la Newton. Uscirà, credo e spero, comunque. Non dico con chi né quando: che porta sfiga dire.
Ma questa estate un, o una non importa, agente mi diede un consiglio: dal momento che la Newton sta cincischiando tu mandalo in lettura a queste tre case editrici (senza dire che il libro potrebbe uscire con la Newton). Una delle tre aveva come azionista di riferimento Silvio Berlusconi. Non feci nessun invio. Non mi sembrava corretto: né nei confronti della Newton né nei confronti degli editor di quelle tre case editrici, ai quali editor avrei dovuto spedire spacciando Bastardo posto per un manoscritto in cerca di editore, mentre in realtà era un libro in uscita.
Certo, quello o quella agente (che non è il/la mia/mio agente) ci aveva visto giusto, avrei dovuto seguire il suo consiglio. O forse no. Il destino di Bastardo posto era un altro.
Prima di spedire a editori che fanno riferimento a Silvio e Marina Berlusconi, però, qualche tentativo “alternativo” l’avevo fatto.
Credo mi credano in pochi, ma a me interessa pubblicare con un buon editore, non con un graande editore.
Per esempio ho provato con Stampa alternativa.
Ho già inviato loro due, tre proposte editoriali, utilizzando il loro sito. Nessuna risposta.
Altri editori mi hanno risposto (però so mica se mi avrebbero risposto se fossi stato un esordiente).
Ecco, perdonate la sbrodolata (su io e le case editrici del signor silvio) e seguite, ora, quel che penso davvero.
Che la mia rabbia maggiore non è, oggi, nei confronti di Silvio Berlusconi o della Lega o di chi sta facendo dei pericolosi discorsi razzisti, ché dagli all’extracomunitario o alla zingaro serve, eccome se serve: a far dimenticare alla gente che si vive male, si respirano veleni, siamo curati male, se diventeremo vecchi e saremo poveri rimpiangeremo di non essere morti prima, paghiamo una casta di politici privilegiati.
E di questo non è responsabile solo chi ci governa.
Ma chi tace e finge di fare opposizione.
Quel che avviene e livello politico avviene a livello editoriale: una grande omologazione.
Anche sul passato e sulla sinistra avrei da ridire: quando lavoravo in fabbrica il Pci di Berlinguer era contro la riduzione di orario di lavoro ed era filonucleare. E la sinistra era asservita al Vaticano né più né meno come oggi. Mi sembra.
E il mondo della cosiddetta cultura alternativa o di sinistra è comunque legato – felice di esserlo – alle logiche di mercato.
Ho saputo di complessi musicali, che cantano belle canzoni della tradizione operaia, chiedere soldi, mica basta loro un rimborso spese, a lavoratori in sciopero da mesi. Storia di sempre, comunque. Niente di nuovo.
Oggi però mi sembra che ci sia un grande nemico in più: l’ignoranza. Berlusconi è stato bravo ad annichilire i cervelli, con le sue tv; e la sinistra è doppiamente colpevole; perché gli ha lasciato fare quello che voleva, perché oggi non sa comunicare.
Prendere o lasciare ma è così: se parla Berlusconi la massaia capisce; se parlano Fassino o Veltroni o Rutelli la massaia cambia canale.
Non vedo rabbia, non vedo reazioni.
Solo una grande farsa.
(E come giornalista ho un solo grande avversario, salvo poche eccezioni: il Potere).
(E in Bastardo posto, che forse è un giallo forse un noir, forse altro, questo c’è).
Torno a miei progetti editoriali.
Tre anni fa sempre un o una agente letteraria mi disse: Voi scrittori pur di pubblicare sareste disposti a quasiasi cosa.
Liberi tutti, ora, di non credermi, ma non è così.
Provengo da una famiglia contadina. Vedevo, quando ero piccolo, i miei zii che si toglievano il cappello quando arrivava il padrone.
Mondadori e Il piccolo fiammiferaio editore: non mi voglio togliere il berreto, io.
Ho scritto un libro, La donna che parlava con i morti, che ha venduto bene, era ben distribuito, ne hanno scritto un bel po’ di giornali, Repubblica, La Stampa, Famiglia Cristiana, Pulp.
Vuol dire niente di niente di niente, questo.
Quel libro, ora, è fuori catalogo, io in questo momento posso – e mi spiace, ci mancherebbe – correre il rischio di essere dimenticato.
E c’è gente che ha venduto di più, magari più brava di me, ora dimenticata.
Ma prima di tutto viene la dignità.
Disposto – ci sto pensando – ad autoprodurre un mio libro. Lo faccio stampare, lo vendo tramite questo blog a 4, massimo 5 euro spedizione compresa, se qualcuno mi invita vado a presentarlo.
Voglio morire, spero il più tardi possibile, spero non dentro un ricovero dove si respira merda, spero senza troppi rimorsi, con la tasche piene di dignità.
eh già
Posted in Uncategorized on gennaio 31, 2010 by remoal giornale, ci sono abituato, ricevo tante lettere anonime.
quell’appalto è truccato, quel concorso pure.
oppure: tizio è l’amante di tizia.
oppure, dirette a me: dirigi un giornale che fa schifo.
poi anche: fascista.
e anche: bastardo comunista.
eppoi ricevo lettere.
una (tenterò di riassumerla), arrivata nei giorni scorsi, mi invita a un uso più corretto della lingua italiana, ché evidentemente il mio è contaminato.
nel catenaccio di un titolo ho scritto (titolo di prima pagina, fatto quindi da me medesimo).
… perché i rifiuti già ci sono.
il già è in neretto nella lettera.
è un già contaminato, mi scrive il signore, da un modo di dire e di scrivere del centro italia e del sud italia, poi, fa lo spiritoso e aggiunge, isole comprese.
lui vuole e pretende… perché i rifiuti ci sono già.
Bene, buona domenica, bella giornata, oggi
Il verde più verde
Posted in Uncategorized on gennaio 30, 2010 by remoSe cerco di non pensare, e rilassarmi, da un po’ di tempo penso sempre e solo al mare: a quello del Salento; a quello di Boccadasse (Genova); a quello di Follonica.
Oppure m’immagino di essere qua, nel paese dove son nato, Cortona. Fuori dale mura e oltre la porta più importante e imponente, Porta Colonia. C’è un piazzale, questo è il limite.
Da qui guardando a sinistra
si vede questo panorama. La chiesa si chiama Santa Maria Nuova, mia madre e quelli che ven di fretta dicono Santamarinova.
Sono colori invernali, questi, e le foto son fatte con l’iPhone.
Tra qualche mese il verde sarà più verde e il cielo più cielo.
E buone cose a tutti
effetto notte
Posted in Uncategorized on gennaio 28, 2010 by remo
allora, effetto notte – o effetto cinema – in questo blog, da adesso poi, passo ad altro.
poi.
dal momento che sono insoddisfatto di quel che ho scritto fin’ora (un libro pubblicato in loco, tre pubblicati da case editrici vere, due in attesa di pubblicazione) sto ipotizzando due nuovi libri.
anzi no, sto pure scribacchiando qualcosa.
per ora ho solo scritto e distrutto scritto e distrutto.
scritto e distrutto.
20mila battute in una notte: via.
a volte vorrei quasi che mi venisse la nausea, basta scrivere, fai altro: ché lo scrivere diventa quasi un’ossessione.
di giorno aspetto che arrivi la notte: per scrivere.
è l’insoddisfazione di quello che ho scritto finora a farmi scrivere ancora e poi ancora?
risposta: probabilmente sì.
al mio lavoro quotidiano, quello del giornalista.
allora dirigo un giornale locale e mi confronto, sempre, con i lettori e con le vendite.
se vendo poco il giornale va kappaò, e son’io il responsabile delle buste paga dei miei colleghi.
però cerco di fare il giornale comunque a modo mio e mediando anche: cercando cioè di interpretare i desideri dei lettori.
anni fa lessi di un’indagine istat.
la gente vorrebbe leggere di salute (primo posto), lavoro (secondo).
ma la gente, lo sanno bene quelli che lavorano nei giornali, magari dice una cosa, quando c’è un sondaggio telefonico, ma di sicuro nei giornali ne cerca un’altra di cosa: la notizia morbosa.
siamo come becchini, noi giornalisti, spesso: si vende tanto quando c’è cronaca nera, quando c’è sangue e morte.
noncisoncazzi.
ma un giornale fidelizza i propri lettori anche con altro.
pagine particolari, per esempio.
e a me, ogni tanto, piace riproporre cose dimenticate, anche vecchie pagine del giornale.
serve il raffronto col passato.
comunque.
ho appena fatto riproporre dei vecchi episodi di cronaca (non necessariamente nera; ci sarà anche quella ma ci sarà, per esempio, anche spazio per lo sport).
allora, succede questo.
ospedale di Vercelli, due infermiere commentano il giornale.
non mi conoscono.
una dice all’altra, Hai visto cosa hanno pubblicato, una cosa del 1970! Si vede proprio che non hanno una cippa da scrivere.
anni fa, anzi, era agosto del 2005,e io ero direttore da pochi mesi.
vado in pizzeria.
accanto a me un tavolo di persone, parlano del giornale.
io avevo scritto una lettera (sottolineo: lettera) per la morte di mio fratello.
una donna disse: Si vede proprio che non hanno un cazzo da scrivere, e chissenefrega che è morto tuo fratello.
(ricordo il tono di voce, il silenzio degli altri due, ricordo la seconda persona usata: e chissenefrega…; non reagii, mi interrogai, quella sera, anche dopo: avevo abusato dalla mia posizione? No, perché pubblico sempre e il giornale ha sempre pubblicato lettere commemorative. La mia inoltre diceva cose anche scomode, era sincera, credo).
tanti e tanti anni fa, invece.
mia figlia faceva le elementari.
va a fare una gita, in un castello. mentre aspettano la guida sente due maestre che parlano di me, che allora facevo il giornalista.
una dice: mi piace come scrive.
l’altra: a me no, e mi sta pure antipatico.
mia figlia mi raccontò.
le spiegai che avevo scritto cose non proprio carine sul padre di quella maestra, dirigente di una municipalizzata.
ci restò comunque male, la bambina.
ci si resta male, a volte.
già.
Cinzia Pierangelini e Bobboti: segnalazioni
Posted in Uncategorized on gennaio 25, 2010 by remoprima segnalazione; martedì 26 alle 18, alla Libreria Feltrinelli di Palermo, in Via Camillo Benso Conte di Cavour, 135 Angela Mannino (del Giornale di Sicilia) e Francesca Marceca (presidente Agedo Palermo) discuteranno con il pubblico e l’autrice il romanzo di Cinzia Pierangelini, ‘A jatta, edizioni GBM
seconda segnazione. un e-book
D’atemi s’intendu
datemi il tempo
17 testi di Gianni Cossu (che è noto ai blogger come Bobboti e che è, diciamo, noto pure a questo blog, perché partecipò all’iniziativa dei raccontiaquattromani).
il link dell’ebook lo trovate alla fine e nel titolo di questo post, sul blog di orasesta.

